Triste tigre
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Libri Moderni

Sinno, Neige

Triste tigre

Abstract: Doveva avere sette anni, forse nove, non lo ricorda con esattezza Neige quando il suo patrigno ha cominciato ad abusare di lei. A parte il momento esatto in cui tutto ha avuto inizio (il trauma ha alterato per sempre la cronologia dei fatti), i ricordi sono perfettamente incisi nella mente e nel corpo della donna che Neige è diventata. La decisione a diciannove anni di rompere il silenzio, la denuncia, il processo pubblico, il carcere per lo stupratore, la vita nuova molto lontano dalla Francia. E quella donna si è interrogata a lungo se scrivere il libro che stringete tra le mani, perché trovava solo motivi per non farlo. Fino al giorno in cui il passato l’ha raggiunta e l’impossibilità di scrivere è diventata impossibilità di non scrivere. Questa che leggerete non è «soltanto» la storia di una bambina che è stata violentata per anni da un adulto; è la ricerca pervicace degli strumenti per dire di quell’altro luogo, il paese delle tenebre dove vivono tutti quelli come Neige; è il rifiuto netto della retorica delle vittime (nessuna resilienza, nessun oblio, nessun perdono); è la necessità di trovare semplici parole precise che dichiarino l’irreparabilità del danno; è l’urgenza di rendere testimonianza, sì, ma collettiva. Perché l’abuso si consuma in una dimensione separata di omertà e solitudine, una dimensione che è fisicamente la stessa in cui si svolge il resto della vita, ma che si sovrappone come un doppio di intollerabile nitore. Triste tigre è il viaggio in questa dimensione, è il dialogo necessario con i grandi della letteratura che questa dimensione l’hanno interrogata, e che hanno fornito all’autrice gli strumenti per tutto questo. Un libro, che usa la scrittura come un martello, attraversato da una domanda: colui che ha creato l’agnello ha creato anche la tigre?


Titolo e contributi: Triste tigre / Neige Sinno ; traduzione dal francese di Luciana Cisbani

Pubblicazione: Vicenza : Neri Pozza, 2024

Descrizione fisica: 232 p. : ill. ; 22 cm

Serie: Bloom ; 282

ISBN: 9788854529656

EAN: 9788854529656

Data:2024

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Opera:
Serie: Bloom ; 282

Nomi: (Traduttore) (Autore)

Classi: 843.92 NARRATIVA FRANCESE. 2000- (0) Biografico <genere fiction> (0)

Luoghi: Vicenza (IT)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2024
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 3 copie, di cui 2 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Cascina 843.92 SIN 0020-34741 In prestito 08/07/2024
Vicopisano 843 SINN 1 0030-31945 In prestito 06/07/2024
Peccioli, Fonte Mazzola 843.92 SIN 0210- Su scaffale
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Vincitore del Premio Strega Europeo 2024, il romanzo di Neige Sinno, pubblicato da Neri Pozza con traduzione dal francese di Luciana Cisbani, è un libro duro, difficile, profondo, a tratti imbarazzante per i lettori per la crudezza del linguaggio e delle situazioni che vengono descritte in ogni più intimo dettaglio.
Triste tigre narra la vicenda autobiografica dell’autrice, una bambina dal nome insolito, Neige, come la sorella, Rose, che all’età di nove anni, in casa con il patrigno, viene sistematicamente stuprata per anni dal secondo marito di sua madre.

Neige Sinno descrive la vita di questa famiglia fortemente disfunzionale, che vive isolata nella regione francese delle Hautes Alpes, in una sorta di casale diroccato, che viene risistemato a mani nude dagli stessi abitanti della casa: la madre, il forte e violento patrigno, le due sorelle il cui padre si è allontanato, e gli altri due bambini della coppia, maschio e femmina.
Lui è un despota, padrone assoluto della vita di tutti, anche della piccola Neige, che non riuscirà mai a sottrarsi agli abusi sessuali che l’uomo le impone, con dolcezza, con caparbietà, con violenza, a seconda delle reazioni della bambina.
Neige per anni subisce in silenzio una sessualità adulta trasgressiva, senza poterne parlare con nessuno, senza che nessuno se ne accorga mai: familiari, insegnanti, medici parenti, a nessuno viene in mente che l’aria triste, le malattie e i silenzi della bambina, poi adolescente, nascondano qualcosa di oscuro e grave.
Solo quando lascia la casa, a diciassette anni, per andare a studiare in città (è sempre stata un’ottima studentessa), comincia a confidare le sue angosce a un’amica e inizia un’amicizia con il cinquantenne Edmond con cui si apre raccontando l’irraccontabile. Giunta a diciannove anni decide di parlarne a sua madre e di denunciare lo stupratore, sapendo che questo comporterà un processo, che lei pretende a porte aperte, e la messa al bando di tutta la sua famiglia. Denunciare gli abusi che ha subito, il trauma che si porta dietro, l’orrore della sua “non infanzia”, diventa per Neige un atto politico, una denuncia che non è solo un risarcimento per lei, ma uno strumento che renda pubblico quello che succede probabilmente in molti insospettabili contesti familiari, ma che nessuno ha la forza e la determinazione di denunciare pubblicamente perché i panni sporchi si lavano in famiglia.
Le sofferenze che ha subito, l’umiliazione in cui ha vissuto, la solitudine in cui si è trovata per anni, alla mercè di un adulto molto stimato dalla comunità, generoso e collaborativo, l’avevano costretta a subire in silenzio, piangendo, la sopraffazione di un sesso cattivo, oltraggioso, perverso; l’uomo che le faceva tutto questo, abusato a sua volta da piccolo, come succede in molti casi di scuola, affermava di amarla, ed era sicuro che lei ricambiasse il piacere che lui era certo di procurarle.
Neige Sinno riflette a lungo su questi temi difficili, elabora teorie, si rifà a classici della letteratura, cita Nabokov, Zola, Annie Ernaux, Foster Wallace, Artaud, Carrère, Prévert, Virginia Woolf. Ripercorre le storie dello stupro in letteratura, in filosofia, nelle scienze psicologiche e sociali; indaga sulla natura psichica degli stupratori seriali, sui loro guasti traumatici, sulla vergogna, sui fantasmi che aleggiano nella fantasia delle vittime anche dopo la fine delle storie di abuso.
Il suo stupratore verrà condannato a nove anni di carcere, ma lei non crede che sia stato utile il carcere, meglio sarebbe stato che si fosse suicidato.
Difficile accettare per lei che dopo la prigione, uscito per buona condotta, l’uomo si sia risposato e abbia avuto ancora figli; difficile credere che non sarebbe ricaduto in quei comportamenti osceni, in quei delitti contro bambini indifesi.
Libro importante, vincitore di molti meritati premi in Francia. In una pagina del recconto, l’autrice afferma:

"Mio padre, non lui, mi ha insegnato a leggere, mi ha aperto il mondo della finzione narrativa. Mio padre mi ha consegnato le armi che sono diventate le mie, il rifugio dell’immaginario, il piacere della solitudine. L’amore per la letteratura è nato con queste scoperte. Poi il mio patrigno mi ha fatto conoscere la duplicità del linguaggio e del silenzio. È a partire da questa conoscenza intima, a partire da quest’odio, che io scrivo".

La scrittrice ferita e oltraggiata, ormai adulta, madre a sua volta, afferma che la letteratura non è una terapia, ma certamente è un piccolo grande aiuto, come questo bel libro dimostra.

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