Ricordatemi come vi pare
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Libri Moderni

Murgia, Michela

Ricordatemi come vi pare

Abstract: Franca e visionaria, antifascista e immune dai compromessi, Murgia ci rivela com’è che una ragazza di provincia, addestrata a leggere il Vangelo e ad accontentarsi di sopravvivere, si sia messa in testa di cambiare il mondo invece, affidandosi a un’irriducibile aspirazione alla felicità. La viva voce dell’intellettuale più lucida e appassionata del nostro tempo torna a visitarci per una formidabile resa dei conti sul potere, il femminismo, la fede, la letteratura. Ma soprattutto sulle dieci vite che ha vissuto con incantata sfacciataggine, senza paura, ripercorse oralmente nell’unica autobiografia organica possibile per una che ha attraversato il mondo correndo scalza, bruciando luminosamente ogni tappa. Alla vigilia di una morte che l’ha vista gioiosa come una martire capace di cantare mentre avanza verso i leoni, Michela Murgia ha trascorso una settimana a raccontarsi a Beppe Cottafavi, suo editor e amico. Le registrazioni di quella sua ultima estate, ancora piena di storie come lo erano state le cinquanta precedenti, danno sostanza a questo suo libro straordinario, arricchito da quattro splendidi racconti ritrovati e da altri testi perduti che l’autrice ha scelto e indicato tra un ricordo e l’altro. Da un simile stagno brulicante di vita, come quello sulle cui rive è cresciuta, affiora un arcipelago di dettagli intimi: innamoramenti e parentele queer, matriarche oristanesi che sgranano rosari di cinque colori per salvare ogni continente, madonne con la parrucca, uomini violenti e maestri sognanti, lezioni di lingua sarda e cultura coreana, di esegesi biblica e di scrittura magica, di politica attiva e di militanza culturale. Franca e visionaria, antifascista e immune dai compromessi, Murgia ci rivela com’è che una ragazza di provincia, addestrata a leggere il Vangelo e ad accontentarsi di sopravvivere, si sia messa in testa di cambiare il mondo invece, affidandosi a un’irriducibile aspirazione alla felicità.


Titolo e contributi: Ricordatemi come vi pare : in memoria di me / Michela Murgia

Pubblicazione: Milano : Mondadori, 2024

Descrizione fisica: 322 p. ; 21 cm

Serie: Strade blu

ISBN: 9788804783558

EAN: 9788804783558

Data:2024

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Strade blu

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0) 858.9203

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2024
Testi (105)
  • Contenuti: biografie
  • Genere: testo non letterario

Sono presenti 4 copie, di cui 3 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Cascina, BiblioCoop 850 MUR 0025-2159 In prestito 24/06/2024
Cascina 853.92 MUR 0020-34717 In prestito 24/06/2024
San Miniato, Ponte a Egola G 858.92 MUR SM168-67570 In prestito
Vicopisano 853 MUR 5 0030-31921 Su scaffale
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Quando chiedono a Andy Warhol come mai si ostina a ritrarre le persone scomponendole in tanti quadretti di immagini identiche tra loro ma dai colori giustapposti in maniera differente, risponde sornione: «La vita non è una serie di immagini che, ripetendosi, cambiano?». La frase mi viene in mente quando prendo in mano il nuovo libro di Michela Murgia, il secondo postumo, che la vede ritratta sulla copertina in stile warholiano. Dopotutto ha sempre raccontato di aver vissuto dieci vite, esemplificate in professioni e indirizzi diversi. Ripenso a quella frase quando nel libro mi trovo davanti a una sua risposta alla contraddizione di essere una scrittrice militante e allo stesso tempo di amare la moda e il k-pop. Dice: «Come se la contraddizione fosse un errore e non invece un arricchimento».

Ricordatevi come vi pare: in memoria di me esce il 30 aprile per Mondadori e a scriverlo non è stata esattamente Michela Murgia, che, invece, lo ha dettato a Beppe Cottafavi, suo editor per il precedente libro, a cui decide di raccontarsi accogliendolo nella sua casa romana per alcune sere di luglio, puntualmente dalle 18 alle 20. Una volta terminata la scrittura, il figlio d'anima di Murgia, nonché curatore editoriale delle sue opere e professore di italianistica all'Università di Yale, Alessandro Giammei, ha inserito alcuni racconti e discorsi che custodiva della scrittrice.

È così che in alcune pagine leggiamo i primi tentativi narrativi di Michela Murgia. Avvengono sulla piattaforma di un gioco di ruolo fantasy, Lot, di cui ha conservato le giocate di dieci anni in formato html come una promessa. È un gioco principalmente descrittivo e per nulla visuale, in cui Murgia è un'elfa, Ninque. Il racconto che ci arriva risale al 2005 ed è un incontro con uno stregone al chiaro di luna, che descrive con questa brillantezza: «Incredibilmente avanza di un passo verso di lui, lasciando che la luce banale dell'astro in cielo illumini pienamente il volto». Il racconto è lì perché serve per spiegare Michela Murgia, dice lei, che pubblica il suo primo libro nel 2006, Il mondo deve sapere, perché una casa editrice aveva scovato il suo blog in cui in forma anonima raccontava la sua vita all'interno di un call center in Sardegna. Dal gioco di ruolo ha imparato a scrivere, sì, ma di una scrittura che ha indissolubilmente bisogno di un'altra persona per andare avanti, un altro con cui intessere insieme una narrazione. Così è stato anche per il blog, i commenti facevano parte della trama narrativa dei suoi post, che spesso partivano dalle risposte. La scrittura di Michela Murgia è sempre stata a suo modo interattiva, nella sua accezione di essere "capace di agire in correlazione o reciprocità con gli altri". «Scrivere è collettivo», dice nel libro. Per questo quando scriveva anche solo un post, o delle Stories (come magari la rassegna che faceva di titoli di giornali che parlavano, male, di femminicidi o che chiamavano le donne sempre e solo col loro nome e mai col cognome come fanno con gli uomini) le sue parole ci sono sempre arrivate dritte, trafiggendoci a volte.

C'è un bellissimo capitoletto all'interno del volume in cui Murgia cerca di rispondere alla domanda “quindi, che mestiere hai fatto?” perché spiega di avere difficoltà a rispondere “scrittrice”. «Per la maggior parte del tempo, a dire il vero, non ho fatto la scrittrice, ho fatto altre cose. Ho lavorato, ho rotto le scatole, ho lottato», incalza. «Se dovessi dire che mestiere faccio, direi che, stando dentro la realtà, guardo il punto nero, quello scuro, e lo descrivo, racconto come si smonta, come si decostruisce e come si può battere. Come si pulisce questa macchia? Come si rende abitabile e vivibile questo angolo scuro? Ho usato diversi strumenti per rispondere a simili domande: ho usato la politica, l'attivismo, ho usato, molto, la parola». Oltre a interattiva, la scrittura di Murgia è stata performativa, capace, cioè, di generare cambiamento nel mondo. Spiega che ha sempre scritto in modo conflittuale, «per scardinare le certezze, rompere gli equilibri, guastare». La realtà dei call center e del lavoro precario, il concetto di eutanasia ai tempi di Eluana Englaro in Accabadora, il concetto di famiglia e di figlio d'anima in Chirù. In un paragrafo dichiara il suo amore per i romanzi fantasy, per Stephen King, il Trono di Spade: si intitola “Dio la benedica, la letteratura perturbante”.

In Ricordatemi come vi pare ci sono tutti i tasselli per mettere insieme come un puzzle Michela Murgia, che si racconta a Cottafavi dai primi anni a Cabras con la madre, di quando insieme una notte sono scappate dal padre e si sono rifugiate dalla zia, e di come questa zia è diventata a suo modo la sua seconda madre e di come da suo padre è nata la sua insopportazione per l'oppressione esercitata dai più forti. Ci sono tutte quelle che lei chiama le sue dieci vite, come insegnante di religione, l'impiego alla centrale termoelettrica che le costa il lavoro quando testimonia contro il datore per l'inquinamento ambientale che stava causando, la portinaia di notte, il call center, di come «dal 2007 in poi ho vissuto delle mie parole, della fiducia degli editori e di quella dei lettori e delle lettrici», fino alla sua idea di morte. «La morte ha un potenziale enorme. È una specie di lente d'ingrandimento gigantesca che mette a fuoco la transizione», poi: «Sa raccontarti benissimo, per esempio, quanta dell'esperienza della persona che se n'è andata continua ad agire nella sua». Facendo il verso alla poeta Patrizia Cavalli quando diceva che le sue poesie non avrebbero cambiato il mondo, Murgia dice: «Non l'ho certo cambiato tutto, ma la parte di tempo che ho attraversato non potrebbe dirsi quella che è se io non ci fossi stata».

A intermezzare la sua auto-narrazione ci sono il suo post Facebook in risposta a Salvini, il discorso contro Bruno Vespa che sessualizza in diretta tv il corpo di una donna, il post sul suo blog su Azione Cattolica, il suo articolo su come i BTS le hanno salvato la vita, tutti quegli interventi per cui ricordiamo chiaramente Michela Murgia che non erano raccolti prima nella forma legittimante di un libro, ma che hanno cambiato il nostro modo di pensare, reagire alle cose. Dice che il senso della morte di una persona sta nelle azioni che quelle vive compiono pensando a lei. «Centinaia di persone potrebbero alzarsi e dire: “Michela Murgia direbbe”». E allora "Dio la benedica, la letteratura di Michela Murgia”.

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