I folgorati
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Libri Moderni

Bissoli, Susanna

I folgorati

Abstract: «Penso che sono sopravvissuta e che forse dovrei cominciare a farmene qualcosa, di questa vita che avanza». Si può sopravvivere alla scarica di un fulmine: le tracce magari sembrano minime, ma nel profondo si cambia per sempre. I protagonisti di questo romanzo sono proprio dei folgorati: da quando li ha attraversati la morte, la vita è diventata una cosa imprevedibile. Una figlia volubile e spinosa, un padre burbero, con la lingua sciolta e la gamba “cancara”. Sono malati tutti e due, bisticciano e si rincorrono, si aiutano più ridendo che piangendo. In un susseguirsi di dialoghi intensi, esilaranti, veri, questo libro ci racconta la forza testarda della famiglia, lo slancio incontenibile verso la fuga, la vulnerabilità e il dolore, il peso di certe eredità e la scrittura non come scelta ma come un fiume che scorre sotto i piedi. La vita è ostinata, e Vera lo sa bene. Quando scopre di essere di nuovo malata (della stessa malattia che ha portato via sua madre, e molte donne della sua famiglia), suo padre Zeno le offre ospitalità nella casa dove da anni vive ormai solo – la «Settimana Enigmistica» sempre sul davanzale del bagno, con le caselle riempite a caso, perché i vuoti sono insopportabili. La loro è una famiglia monca ma vitale, spiritosa, dirompente. Nora è la sorella minore, gestisce da sola una figlia di dieci anni e un negozio di borse dove ha provato a far lavorare Vera, ma lei stava al computer a scrivere anziché inserire fatture. Vera infatti ha sempre inseguito, oltre alla libertà, il sogno di diventare scrittrice: però «le storie bisogna pure finire di raccontarle», non lasciarle a metà, impantanate, un po’ come la sua vita. L’amore accidentato con Franco – che riesce a farsi venire un attacco di panico mentre l’accompagna a una visita di controllo – non è l’àncora sicura per affrontare la nuova burrasca. Meglio tornare nella casa in cui è cresciuta, da quel cocciuto di suo padre, che pur di non far vedere a un medico la gamba che gli pulsa gira solo con scarpe di tela sfondate. Ed è proprio in una stanza chiusa a chiave di quella casa che Vera scopre decine di quaderni fitti fitti di parole: suo padre ha scritto un romanzo? Ma se ha la quinta elementare. Chissà se sono le storie che ci salvano, o siamo noi a doverle salvare. Un romanzo dalla grazia rara che sa tenere insieme il riso e il pianto, perché è l’ironia la chiave di tutte le salvezze.


Titolo e contributi: I folgorati / Susanna Bissoli

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2024

Descrizione fisica: 181 p. ; 23 cm

ISBN: 978-88-06-25582-4

EAN: 9788806255824

Data:2024

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Italiano (lingua dell'opera originale)

Paese: Italia

Opera:

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2024
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 2 copie, di cui 1 in prestito.

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I folgorati sopravvivono, i fulminati soccombono. L’ultimo romanzo della veronese Susanna Bissoli, edito da Einaudi e in prima presentazione alla Libreria Pagina 12 la scorsa settimana, si intitola appunto I folgorati,

Persone che attraversano un dolore, una malattia, un lutto e poi non sono più le stesse, sembra suggerire l’autrice in questo libro in cui raccoglie, con tratto leggero, tante svariate storie legate dal fil rouge del desiderio e dal bisogno di scrivere.

Perché anche la scrittura, qui passata geneticamente di padre in figlia, è una storia che nasce, richiede cura, silenzio, dedizione, talvolta impone anche di andare altrove per realizzarsi.

Bissoli debutta nel 2009 con Caterina sulla soglia, finalista al Premio di Fahrenheit-Radio 3 per il Libro dell’anno, poi sempre con Terre di Mezzo pubblica nel 2011 il romanzo Le parole che cambiano tutto e di testi teatrali. Da circa vent’anni si occupa di narrazione orale anche in ambito di mediazione culturale.

Lontano dall’essere un memoir o autofiction, I folgorati racchiude e trasfigura esperienze reali di dieci anni condensandole in solo anno, insieme a storie del territorio, memorie familiari, scorci di vita domestica, timidi tentativi d’affetto e molto altro.

Vera, la protagonista, si destreggia come può tra le sue necessarie dosi di chemioterapia e delle relazioni parentali apparentemente sfilacciate.

Il quadro comprende un padre burbero appesantito dagli acciacchi, la sorella dotata di energia e senso pratico, e non meno di voglia di fuggire e darsi una seconda chance di felicità, un compagno non completamente affidabile e Alice, la nipotina adolescente.

Non mancano due conigli, uno bianco e uno nero, che compaiono e scompaiono a dare una pennellata quasi surreale con ironici richiami letterari.

Bissoli, vicina al linguaggio teatrale, che pratica da anni, ci regala lunghi dialoghi, con colorite frasi in dialetto veneto, e battibecchi quotidiani che restituiscono il senso delle azioni e dei legami tra i personaggi.

Tra loro campeggiano i ricordi infantili o giovanili, magari scatenati da una fotografia ingiallita che cristallizza momenti dimenticati, e poi l’idea della madre, scomparsa da alcuni anni con la sua voglia di altrove.

Senza particolare enfasi, né tristezza, circola lieve per tutto il romanzo una domanda: sono le storie a salvarci o siamo noi a salvare le storie?

Come quella della santa, una giovane donna che, sul finire degli anni Quaranta, aveva attirato una folla di quindicimila persone fuori dalla sua casa perché asseriva di aver avuto un messaggio, direttamente dalla Madonna, circa la sua data certa di morte.

L’infausto evento non si verificò e la santa, come veniva ormai chiamata da paesani vicini e lontani, cadde nel dimenticatoio, ma Vera vuole assolutamente ricostruirne la vicenda e comincia una ricerca a partire dalle fonti giornalistiche.

O come la storia di “Un uomo fortunato” che il padre di Vera ha scritto, dopo la morte della moglie, su decine di quaderni, trovando nello scrivere piacere e consolazione. Con una grafia panciuta e ordinata, senza punti né virgole, un flusso di pensiero in cui soltanto Vera sa orientarsi perché riconosce la sua voce.

“Ed eccoli lì, divisi in due pile ordinate. Saranno almeno una cinquantina. Ne prendo una fila e me la poso in grembo: pesa. Questo è tempo. Una montagna di tempo. E disciplina. E ispirazione anche, penso con un filo di invidia”.

Vera ha promesso al padre di riscrivere tutto al computer, ci prova, prima con lui, in una ritrovata e sorprendente vicinanza, che sembra ricucire gli strappi del passato, ma poi la vita di tutti prende un altro corso.

La scrittura di Bissoli sottolinea con garbo la complessità che si cela dietro le parole più semplici, nel volgersi dei giorni, in mezzo a partenze e ricoveri ospedalieri e fa emergere una riflessione sul tempo e i segni che lascia.

«Come se desfa, el mondo» il commento del padre di Vera.

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