Vite rubate
0 1
Libri Moderni

Vichi, Marco - Gori, Leonardo <1957->

Vite rubate

Abstract: Marek è disoccupato, ma nella vita ha fatto un po' di tutto: il camionista, l'idraulico, il giardiniere, il manovale, sempre per una paga da fame. Sua mamma si è spezzata la schiena per fargli prendere il diploma, e a cosa è servito? Forse però ha trovato l'occasione per cambiare vita: ha letto sul giornale che cercano braccianti per raccogliere pomodori nel Sud Italia e non ci pensa due volte, lascia Cracovia per inseguire il sogno di un lavoro sicuro. Non ha idea di quello che troverà. Ad Aleya invece non è mai stato concesso di sognare. In Nigeria ha scoperto presto che la sua bellezza è una condanna, che il suo corpo è un mero strumento di piacere per quegli uomini che la rapiscono e la scaricano come merce sulle coste italiane. Un destino terribile, che un giorno, inaspettatamente, incrocia quello di Marek innescando una scintilla di speranza. Da questo momento in poi, i due innamorati saranno disposti a qualunque sacrificio pur di non far spegnere la loro fiamma. Un romanzo dal ritmo serrato, duro a tratti, che racconta la storia di un amore vero e intenso, e di un difficile riscatto nell'Italia dell'immigrazione e dello sfruttamento.


Titolo e contributi: Vite rubate / Marco Vichi, Leonardo Gori

Pubblicazione: Milano : Guanda, 2023

Descrizione fisica: 174 p. ; 20 cm

Serie: Narratori della fenice

ISBN: 9788823530997

EAN: 9788823530997

Data:2023

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Opera:
Nota:
  • Una precedente versione di questo libro è apparsa nel 2010 presso Einaudi. Questa nuova edizione è frutto di una profonda revisione

Nomi: (Autore) (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.914 NARRATIVA ITALIANA. 1945-1999 (0) Politico sociale <genere fiction> (0)

Luoghi: Milano

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2023
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 16 copie, di cui 5 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
San Miniato, Mario Luzi NAD 853.91 VIC VIT SM038-65464 Su scaffale Disponibile
Casciana Terme 853 VICH 17 0080-11720 In prestito 30/05/2024
San Giuliano Terme 853 VIC 19 0040-28595 In prestito 25/06/2024
Pisa SMS 850 VICH vit 0250-88069 Su scaffale Disponibile
Vicopisano 853 VIC 29 0030-30833 Su scaffale Disponibile
Ponsacco 853.914 VIC VIT 0110-24102 Su scaffale Disponibile
San Giuliano Terme, Bibliocoop 853 VICM 1 0044-444 Su scaffale Prestito locale
Terricciola 853.914 VIC 0220-16656 Su scaffale Disponibile
Cascina 853.92 VIC 0020-33764 In prestito 29/05/2024
Pontedera, Giovanni Gronchi NARRATIVA 853 VIC vit 0010-87279 In prestito 12/04/2024
Santa Maria a Monte 853.914 VIC vit 0100-21973 In prestito 11/06/2024
Fauglia 853 VIC VIT 0860-11660 Su scaffale Disponibile
Castellina Marittima 853.9 VICHM 4796 Su scaffale Disponibile
San Miniato, San Miniato Basso G 853.91 VIC VIT SM170-66338 Su scaffale Non disponibile
Crespina Narrativa adulti 853.914 VIC 8 0090-408219 Su scaffale Disponibile
Santa Luce 853.9 VICHM 0330-6828 Su scaffale Disponibile
Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Due vite spezzate da un passato logorante ma destinate a incrociarsi. Una storia d’amore come forma di riscatto, come àncora a cui aggrapparsi per fronteggiare quanto di più amaro la vita ha da offrire.

Sono queste le coordinate principali di Vite rubate (Guanda), romanzo scritto a quattro mani da Marco Vichi e Leonardo Gori, due grandi firme del noir italiano. Un libro che scandaglia l’Italia dell’immigrazione, tra sfruttamento, violenza e povertà.

Una storia d’amore dal ritmo serrato e concitato, che riprende gli stilemi del genere noir che hanno reso celebri gli autori del commissario Bordelli e del ciclo di romanzi di Bruno Arcieri.

Il romanzo narra la storia di Marek e di Aleya. Il primo è un ragazzo che, dopo una vita fatta di stenti e troppi inappaganti lavori, si ritrova disoccupato. Il diploma che la madre dopo tanti sforzi gli ha fatto prendere non serve a nulla. Quando sul giornale legge che cercano braccianti per raccogliere pomodori nel Sud Italia ha un’illuminazione: lascia Cracovia zaino in spalla e con un biglietto di sola andata verso il miraggio del lavoro sicuro.

Aleya invece non sa cosa voglia dire sognare. In Nigeria ha scoperto che la sua bellezza è una in realtà una condanna. Il suo corpo non è altro che un mero strumento di piacere per quegli uomini che la rapiscono e la scaricano con crudele indifferenza sulle coste italiane.

Due sorti tragiche destinate però a incrociarsi e a far nascere un intenso amore. Un barlume di speranza da salvaguardare ad ogni costo, unico faro in una coltre di violenza e soprusi.

L’uomo con il cappello aspettò con pazienza che i nuovi arrivati recuperassero il bagaglio, fumando un sigaro puzzolente. Sotto la luce giallastra del lampione turbinavano nuvole di zanzare inseguite da grossi pipistrelli. Gli uomini sembravano fantasmi. Nessuno parlava. Il sudore colava abbondante e i vestiti si attaccavano alla pelle. Là intorno nella penombra, vicino all’ingresso delle baracche, si scorgevano figure silenziose appoggiate a un palo o sedute sopra un’invisibile panca.
Quando i polacchi furono pronti, l’uomo con il cappello si fece consegnare da ognuno il documento d’identità. Serviva per compilare il contratto di lavoro, disse. Li mise tutti in uno zaino e li consegnò a un ciccione che se ne andò sopra una vecchia Fiat. Poi l’uomo con il cappello guidò i polacchi fino a una delle baracche. Spinse la porta e accese una lampadina fioca che pendeva dal soffitto. Entrarono tutti. Il caldo era soffocante. Nello stanzone puzzolente di sudore c’era solo una lunga fila di letti a castello, e Marek pensò alle baracche di Birkenau. Letti vuoti, a prima vista. Ma nella penombra cominciarono ad apparire degli occhi e si sentì mormorare qualche bestemmia assonnata, in polacco.

L’uomo con il cappello ignorò le proteste e continuò a fumare il suo grosso sigaro, guardando distrattamente i nuovi arrivati che si sceglievano un letto. Poi si mise a fare una telefonata con il cellulare. Marek non aveva più un cellulare. Glielo avevano rubato due volte e alla fine era stato costretto a fare senza. Meglio così, era una spesa in meno.

Arrivò un altro tipo, un polacco grasso con l’aria del capo e la faccia lucida di sudore. Su una guancia aveva una voglia rossastra che sembrava un’ustione. Disse che si chiamava Stefan e che anche lui aveva raccolto pomodori, un tempo. Scacciandosi le zanzare sulle braccia si mise a spiegare come funzionavano le cose. Primo: a comandare in quelle baracche era lui. Secondo: ogni mattina a decidere chi andava a lavorare e dove era lui. Terzo: per il letto ognuno doveva pagare cinquanta euro al mese, circa centosettantacinque zloty. Ci fu un mormorio, e il caporale alzò la voce. Pagamento anticipato, aggiunse. Aspettò di avere in mano i soldi di tutti, e dopo esserseli infilati in tasca continuò. Quarto: l’orario di lavoro era dalle sei di mattina alle dieci di sera, con una pausa di mezz’ora per mangiare. Quinto: la paga era di trenta euro al giorno, ma cinque euro toccavano a lui. Sesto: il viaggio fino al campo costava altri cinque euro a testa al giorno, compreso il ritorno. Settimo: il giorno dopo i nuovi arrivati avrebbero cominciato a mezzogiorno, per avere il tempo di riposarsi dopo il viaggio. Fece una lunga pausa, e nei suoi occhi passò un lampo di fredda generosità.

« Ora sapete tutto » disse, per concludere.

Calò il silenzio, e il caporale Stefan rimase a fissare gli uomini con uno sguardo che non invitava al dialogo. Nessuno ebbe la forza di lamentarsi, erano troppo stanchi. Dopo un’ultima occhiata alla truppa il caporale uscì dalla baracca, seguito dall’uomo con il cappello. Benvenuto in Italia, pensò Marek.

« Com’è il lavoro? » chiese uno dei nuovi.

« Domani lo vedi » rispose uno di quelli che erano stati svegliati.

« Hanno detto che firmiamo un contratto. »

« Certo, come no. »

« Ma ci hanno preso i documenti per quello…»

« Non li rivedi più fino a settembre, i documenti » disse un ragazzo, sorridendo con amarezza. Ci fu un lungo secondo di silenzio, carico di tensione. Nella penombra saettavano sguardi.

« E che se ne fanno dei nostri documenti? » chiese Marek.

« Se la polizia ti trova senza documenti ti rimandano a casa a calci nel culo… Ecco cosa se ne fanno. »

« Sei pazzo? »

« Lo vedrai se sono pazzo. »

« Dove lo trovo un cesso? » chiese un ragazzo giovanissimo, con gli occhi spauriti.

« Esci fuori, tutto quello che vedi è il cesso » disse una voce assonnata. Qualcuno riuscì anche a ridere.

« Cazzo, volete lasciarmi dormire… » disse un’altra voce, e tutti fecero silenzio.

Per una mezz’ora ci fu un po’ di movimento dentro e fuori dalla baracca. Le ombre vagavano alla ricerca di un posto appartato per fare i bisogni, fumavano sigarette, bevevano un sorso di vodka per aiutare il sonno, ma l’alcol faceva sudare ancora di più.

Finalmente si sdraiarono tutti e la luce venne spenta. Le zanzare non davano tregua, ma dopo un po’ qualcuno si mise a russare. I materassi erano logori, puzzavano di mille sudate e di piscio. Non era quello il letto che Marek aveva sognato durante il viaggio. Si girò su un fianco. Se l’aria della notte era così calda chissà come doveva essere di giorno. Gli era capitata una brandina in alto. Si era tolto la camicia sporca e se l’era arrotolata sotto la nuca per usarla come cuscino. Grosse gocce di sudore gli colavano dalla fronte e dal petto. Da fuori filtrava appena la luce del lampione, e poco dopo riuscì a distinguere i contorni delle cose. Erano le due e mezzo. Solo ventiquattro ore prima aveva abbracciato sua madre sulla porta di casa, e adesso era qui. Era in Italia, nella ricca Italia.

(continua in biblioteca…)

Condividi il titolo
Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.