Il dolce domani
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Libri Moderni

Yoshimoto, Banana

Il dolce domani

Abstract: Sayoko e Yoichi hanno avuto un incidente, lei è rimasta gravemente ferita, lui invece non c'è più. La loro era una storia bellissima, in cui la scarsa volontà di impegnarsi era compensata da un amore profondo e libero, e senza di lui Sayoko si sente vuota, o forse, come le dice l'amico okinawano Shingaki, deve solo andarsi a riprendere il suo mabui. È proprio la ricerca del mabui, qualcosa che somiglia molto all'anima e che Sayoko non sa nemmeno se lo rivuole per davvero, il tema centrale di un romanzo che, con profondità e delicatezza, racconta il dolore e la rinascita di chi è sopravvissuto alla morte di qualcuno che amava. Ambientato fra i templi e gli onsen di Kyoto, Il dolce domani, scritto all'indomani del terremoto e dello tsunami di Fukushima, è il messaggio di speranza che Banana Yoshimoto ha voluto dedicare alle popolazioni colpite.


Titolo e contributi: Il dolce domani / Banana Yoshimoto ; traduzione di Gala Maria Follaco

Pubblicazione: [Milano] : Feltrinelli, 2022

Descrizione fisica: 104 p. ; 20 cm

Serie: Universale economica

ISBN: 978-88-07-89635-4

Data:2022

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Giapponese (lingua dell'opera originale)

Paese: Italia

Nomi: (Traduttore) (Autore)

Classi: 895.635

Luoghi: Milano

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2022
  • Target: adulti, generale

Sono presenti 1 copie, di cui 1 in prestito.

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Sayoko e Yōichi sono i due giovani protagonisti dell’ultimo libro di Banana Yoshimoto pubblicato in Italia, nella Universale Economica Feltrinelli: Il dolce domani. Ambientato fra i templi e gli onsen di Kyoto, il romanzo, scritto poco dopo il terremoto e lo tsunami di Fukushima, racconta una storia d’amore quasi banale, interrotta tragicamente dalla morte del ragazzo, in un incidente stradale che lascia la fidanzata ferita gravemente. Si tratta quindi della narrazione di un lutto e della sua elaborazione, da parte di chi rimane in vita, ma con la vita stessa fatta a pezzi.

La voce narrante è quella della ventottenne Sayoko, che inizia il suo racconto dalla ricostruzione dell’incidente, avvenuto in una tiepida giornata primaverile, mentre i due, di ritorno in auto da una gita alle terme di Kurama, vengono investiti da un’altra macchina guidata da un ubriaco. Yōichi, giovane e promettente scultore d’avanguardia, muore sul colpo, mentre la ragazza ha l’intestino trapassato da un bastone di ferro. Il suo recupero fisico è lento, quello emotivo pare da subito ancora più problematico. Sayoko si aggrappa alle poche certezze che le rimangono: il ricordo affettuoso del nonno e di un cane amato nell’infanzia, il rapporto recuperato con i suoi genitori e le visite ai genitori del fidanzato, l’impegno a catalogare e diffondere le opere artistiche di lui. Ma trascorre il primo anno successivo alla tragedia chiudendosi al mondo, imbozzolata nel dolore, incapace di reagire. Inizia a bere: frequenta il locale di un barista gentile, Shingaki, che la incoraggia a ritrovare il suo mabui, l’anima, là dove le è accaduto di perderla, e intanto controlla fraternamente che i bicchieri di awamori tracannati non abbiano effetti troppo nocivi su di lei. La tristezza prende forme strane: induce la protagonista ad assumere sembianze maschili per mortificare la propria femminilità, le fa balenare davanti agli occhi vaghe allucinazioni, fantasmi o personaggi dei fumetti manga, le rende difficili i rapporti con tutte le persone di cui intuisce l’insensibilità o la grettezza: “Ognuno di noi vive la propria vita portandosi dietro il peso del dolore che ha provato. Ci sono anche quelli che non provano niente e che non portano alcun peso: basta un’occhiata per capire chi sono. Sembrano automi, sono diversi dagli altri. Quelli che portano un peso li riconosci dal colore, dall’incedere pieno di grazia. Ecco perché sono contenta di avere un peso da portarmi dietro. Finché avrò giorni da vivere, voglio viverli con grazia”.

Sayoko è consapevole del proprio cambiamento, fisico a caratteriale, decisa ad accettarlo accontentandosi di vivere giorno per giorno nel presente, senza preoccuparsi di quello che il futuro le prospetta, senza averne più paura, e anzi apprezzando le minime premure e gentilezze quotidiane di conoscenti e sconosciuti, che le costruiscono intorno “fortezze di fiducia”. Oltre al barista, stringe amicizia con un giovane gay, Ataru, che come lei soffre la perdita di una presenza amata, e insieme godono di ritrovare nella memoria il ricordo dei cari scomparsi, riflettendo sulla bellezza di ogni istante vissuto, provando compassione per se stessi e per ogni essere vivente.

Un racconto scritto con garbo, Il dolce domani, senza la pretesa di affrontare temi profondi o di esibire particolari abilità di stile: l’autrice stessa, nella postfazione, ne parla con umile consapevolezza: “Io non scrivo opere colossali, che mettano tutti d’accordo: posso solo, nel mio piccolo, rivolgermi a quei pochi che, per un motivo o per un altro, si sentono aiutati, o confortati, leggendo i miei romanzi”. Banana Yoshimoto, figlia di Takaaki Yoshimoto (uno dei più importanti poeti giapponesi degli anni sessanta), è nata a Tokyo nel 1964. Lo pseudonimo Banana è stato scelto dalla scrittrice, a sostituire il vero nome Mahoko, per il suono volutamente androgino. Sposata con il musicista Hiroyoshi Tahata, da cui ha avuto un figlio, è convinta sostenitrice dei diritti LGBT, e nella sua narrativa – sempre attenta alle problematiche sociali e psicologiche e alle esperienze emotive giovanili-, molti personaggi fanno parte della comunità gay. Tra i suoi quindici romanzi, i più famosi Kitchen, (best seller internazionale, con oltre 60 ristampe nel solo Giappone), e Tsugumi, sono stati trasposti in film di successo. La critica ritiene la scrittura di Yoshimoto piuttosto superficiale, prevalentemente mirata a conquistare il mercato commerciale. In realtà i temi trattati, per quanto tradizionali (amore, amicizia, famiglia, dolore, morte) riescono a interessare milioni di lettori in tutto il mondo, e rappresentano un fenomeno culturale da non sottovalutare.

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