Trilogia nera
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Libri Moderni

Malet, Léo

Trilogia nera

Abstract: Amour fou e impeto rivoluzionario, sogni che si vogliono trasformare in realtà e incubi che sono la realtà, destini inesorabilmente condannati alla fine peggiore: ecco gli elementi che costruiscono le magistrali storie della Trilogia nera di Léo Malet. I protagonisti Jean Fraiger (La vita è uno schifo), André Arnal (Il sole non è per noi) e Paul Blondel (Nodo alle budella) sono le indimenticabili "vittime di un inciampo nella vita", uno scherzo del fato dal quale risulterà impossibile riprendersi. Per Malet, insomma, non esiste alcuna possibilità di redenzione, figuriamoci di giustizia: solo un grido poetico capace di muovere emozioni nette, non contaminate da letture di parte, da gettare in faccia al conformismo e alla quiete borghese.


Titolo e contributi: Trilogia nera / Léo Malet ; traduzione di Luigi Bergamin e Luciana Cisbani

Pubblicazione: Roma : Fazi, 2022

Descrizione fisica: 503 p. ; 22 cm

Serie: Darkside ; 65

ISBN: 9791259672537

Data:2022

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Serie: Darkside ; 65
Note di contenuto:
  • Contiene: La vita è uno schifo ; Il sole non è per noi ; Nodo alle budella

Nomi: (Traduttore) (Traduttore)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2022
  • Target: adulti, generale

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Vicopisano 843 MAL 3 0030-29923 Su scaffale Disponibile
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Alfa e Omega di ogni discorso su Léo Malet (1909-1996), è fatale il raffronto con Georges Simenon nonostante l'assoluta disparità, perché il secondo è un borghese, impolitico e chiuso nella religione della letteratura quale sguardo vitreo sul mondo e i suoi appetiti atavici (sesso, sangue e soldi), il primo è un bohémien con dei trascorsi anarchici e militanza surrealista, un uomo laico e ben consapevole del valore politico della scrittura. Li unisce tuttavia una evidente intersezione, vale a dire la pratica concomitante di narrativa di genere e narrativa tout court: nel caso di Simenon sono le storie pluridecennali del commissario Maigret che vanno in parallelo alla stesura di quelli che lo scrittore belga chiama i romans-romans, centinaia; viceversa nel caso di Malet sono le avventure del detective Nestor Burma che nell'immediato dopoguerra si alternano alla Trilogia nera, finalmente tornata disponibile in volume unico per Fazi editore. Titoli severi, decisamente aggressivi, La vita è uno schifo (1947), Il sole non è per noi ('49) e Nodo alle budella che esce solamente vent'anni più tardi, nel '69, per una prolungata resipiscenza di Malet, causa l'insuccesso dei primi due.

Al momento di comporre la Trilogia nera, l'autore è poco più che trentenne pur avendo alle spalle un curriculo di mille mestieri tra cui lo chansonnier, la comparsa nei film sceneggiati dall'amico Jacques Prévert, lo scrittore pseudonimo di romanzi "cappa e spada", il gestore con sua moglie Paulette di un cabaret denominato Poète pendu (chiaro omaggio a Villon e agli amatissimi poeti maledetti), infine l'operaio internato nei campi di lavoro tedeschi. È vero che già nel 1943 ha pubblicato 120, Rue de la Gare cioè l'incipit del ciclo dedicato a Nestor Burma, il titolare dell'agenzia investigativa che ha un'insegna parodistica ("Fiat Lux"), la maschera che riassume alcuni tratti distintivi o elettivi dell'autore in persona, come il culto di Bacco/Tabacco/Venere, la pipa il cui fornello (ovviamente apotropaico) è una testa di toro, la guida di una vecchia scassata Dagat 123, l'uso dell'argot più parigino e insolente, il pedigree politico di chi ha combattuto nella Guerra di Spagna, pari a Orwell, tra le file degli antistalinisti del Poum. A dispetto di molti indizi biografici, Burma però non è Malet ma ne è solo una parziale proiezione, mentre molto più aderente alla visione del mondo dello scrittore (disincantata, smagata, sempre ferita da uno sguardo sarcastico) è la voce che dà vita alla Trilogia nera: i romanzi, ambientanti al presente, sono scritti in prima persona alla maniera di memoriali autobiografici e danno la parola a giovani spiantati, a piccoli malavitosi che un ambiente ostile e macabri frangenti esistenziali trasformano, volta a volta, in efferati assassini.

Il tono dei memoriali è uniforme e non potrebbe essere più cupo, inderogabile. Le singole voci sono individuabili ad apertura di pagina: "Tu sei felice. Le persone felici non hanno posto nelle nostre operazioni"; oppure: "Perché, perdìo, ero troppo felice, la vita era uno schifo e non poteva continuare così"; o infine una clausola beffarda, quando qualcuno benedice il sollievo di "un odio enorme ed estenuante".

Luigi Bernardi, che di Malet fu adepto e poi attentissimo curatore, a proposito dei suoi personaggi parlò una volta di individui per cui il destino ha scelto la fine peggiore, i quali cercano di opporsi al male commettendo a loro volta il male e ritrovandosi a "scalciare a vuoto" contro una società che tali li ha voluti. La vita è uno schifo narra la vicenda di un giovane che entra in una banda di anarchici in clandestinità (una specie di Bande à Bonnot) e diviene assassino per un infortunio d'amore e la disperazione che ne segue; Il sole non è per noi è un vero e proprio romanzo di formazione che culmina in una storia d'amore tenerissima ma non meno omicida ed autodistruttiva; Nodo alle budella, in conclusione, tratta l'ascesa di un modesto truffatore, delle sue ossessioni e dei suoi amori sbandati fino alla caduta e all'autodistruzione. I protagonisti hanno un'identica qualità della voce, rauca, ritmata dall'argot, laconica perché narcotizzata da fumo e alcolici. Costoro vivono per lo più in interni claustrofobici, in camere d'affitto e tavoli di squallide trattorie dove sulla tovaglia cerata i culi di bottiglie e bicchieri disegnano in perpetuo cerchi violacei, spettrali.

Parigi, all'esterno, si lascia più che altro indovinare e qui l'arte di Malet tocca il suo apice: se infatti la Parigi di Simenon ha una topografia proverbiale e persino scontata (lo sfondo può mutare alle spalle dei personaggi come un trasparente cinematografico), la città di Malet ha contorni sfumati e tuttavia incombenti, gravidi di nebbie e di ombre come peraltro accade anche nei titoli maggiori della serie dedicata a Nestor Burma, e su tutti Nebbia sul ponte di Tolbiac, del'56. Ciò spiega il fatto che la sua non è una città da riconoscere con lo stradario ma, al contrario, è una foresta ostile, un labirinto infero cui dovrà qualcosa Patrick Modiano, ma ciò spiega anche la difficoltà di tradurre un simile fondale, "crudo e ironico", in immagini cinematografiche come precisamente ha notato Roberto Chiesi nel suo Il cinema noir francese (con Denitza Bantcheva, Gremese 2014).

Lo scrittore, nativo di Montpellier, giurò di amare Parigi ma aggiunse di non avere alcuna inclinazione a consumare le suole sui suoi selciati: dunque quella città sulfurea, dove il sole è assente o malato, sembra il solo contesto possibile per le storie su cui è allestita la Trilogia nera, romanzi di una formazione fatalmente andata a male e di una redenzione altrettanto impossibile, perché la tendenza al male è dominante, perché il male prospera ab origine, perché l'amore non cura niente e nessuno.

Lo squallore ambientale, il contesto di miseria e di derelizione dove gli esseri non invecchiano ma abbrutiscono, il senso di una sconfitta preventivamente annunciata dicono che l'orizzonte d'attesa è il darwinismo sociale, la legge del più forte. Qui un Malet nichilista si ritrova ai ferri corti con la vita e senza il beneficio di una maschera (senza l'ironia, la spiccia vitalità di un Burma) mentre la voce modulata in soggettiva è rotta da un respiro affannoso di bestia braccata, perché nella Trilogia nera c'è un identico schema che prevede lo slancio, la possibile ascesa e subito un bilico, quindi la caduta rovinosa.

Emozioni, sentimenti, le passioni che agitano i protagonisti si rivelano delle stolte velleità, miserabili atti di vanità che infatti invertono di colpo il segno con la stessa dinamica per cui, classicamente, l'amore può richiamare la morte: troppo marcata e insistita è l'ironia, troppo penoso il disincanto per non alludere al fondo di disperazione che esala dietro il fumo, le lenti scure e la casquette di Léo Malet. "Io non credevo alla Provvidenza", dice uno dei suoi personaggi dopo avere appena ribadito che la vita è uno schifo: Georges Simenon non è poi così lontano.

Anarchico, sarcastico, disincantato, nella Francia del dopoguerra fu l’alter ego di Simenon. Ora torna in libreria la sua "Trilogia nera". Anzi nerissima...

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