I miei stupidi intenti
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Libri Moderni

Zannoni, Bernardo

I miei stupidi intenti

Abstract: «Esistono vari modi di strillare un libro magnifico. Ma solo un modo è giusto per "I miei stupidi intenti": leggetelo, leggete questo romanzo in stato di grazia». Marco Missiroli. Questa è la lunga vita di una faina, raccontata di suo pugno. Fra gli alberi dei boschi, le colline erbose, le tane sotterranee e la campagna soggiogata dall'uomo, si svela la storia di un animale diverso da tutti. Archy nasce una notte d'inverno, assieme ai suoi fratelli: alla madre hanno ucciso il compagno, e si ritrova a doverli crescere da sola. Gli animali in questo libro parlano, usano i piatti per il cibo, stoviglie, tavoli, letti, accendono fuochi, ma il loro mondo rimane una lotta per la sopravvivenza, dura e spietata, come d'altronde è la natura. Sono mossi dalle necessità e dall'istinto, il più forte domina e chi perde deve arrangiarsi. È proprio intuendo la debolezza del figlio che la madre baratta Archy per una gallina e mezzo. Il suo nuovo padrone si chiama Solomon, ed è una vecchia volpe piena di segreti, che vive in cima a una collina. Questi cambiamenti sconvolgeranno la vita di Archy: gli amori rubati, la crudeltà quotidiana del vivere, il tempo presente e quello passato si manifesteranno ai suoi occhi con incredibile forza. Fra terrore e meraviglia, con il passare implacabile delle stagioni e il pungolo di nuovi desideri, si schiuderanno fra le sue zampe misteri e segreti. Archy sarà sempre meno animale, un miracolo silenzioso fra le foreste, un'anomalia. A contraltare, tra le pagine di questo libro, il miracolo di una narrazione trascinante, che accompagna il lettore in una dimensione non più umana, proprio quando lo pone di fronte alle domande essenziali del nostro essere uomini e donne. I miei stupidi intenti è un romanzo ambizioso e limpido, ed è stato scritto da un ragazzo di soli venticinque anni. Come un segno di speranza, di futuro, per chi vive di libri.


Titolo e contributi: I miei stupidi intenti / Bernardo Zannoni

Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 2021

Descrizione fisica: 243 p. ; 21 cm

Serie: Il contesto ; 123

ISBN: 8838942307

EAN: 9788838942303

Data:2021

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Altri titoli:
  • I *miei stupidi intenti
Serie: Il contesto ; 123

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.92 NARRATIVA ITALIANA. 2000- (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2021
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 15 copie, di cui 15 in prestito.

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Ultime recensioni inserite

L’esigenza di raccontare una storia, la grande spinta a farlo che si incontra nei libri d’esordio. Una sollecitazione che travolge anche il lettore pagina dopo pagina.

Chi sono quei ragazzini che giocano, litigano o fanno stupidaggini infantili? Chi è quella mamma vedova che oltre a tenerli a bada deve anche crescerli e mantenerli? Stiamo osservando la quotidianità in una famiglia povera che non può permettersi di pagare il dottore se qualcuno si ammala e deve fare riferimento agli usurai per tirare avanti? Sostanzialmente sì, perché anche se la famiglia è formata da faine, la casa è una tana e lo strozzino è una volpe, i comportamenti, le paure, le gioie e i dolori sono umani. Perché il protagonista, Archy (uno dei figli venduto dalla madre per una gallina e mezza), e il suo padrone-aguzzino-mentore volpe si sentono umani nel profondo.
Zannoni utilizza una chiave narrativa comune alla tradizione: l’antropomorfizzazione dell’animale che racconta non tanto una storia di etologia romanzata quanto una favola umana, alla Esopo o La Fontaine, piena zeppa di “morali”.

C’è chi ha scelto una chiave ironica per “far parlare” gli animali e chi invece ha preferito un taglio drammatico, a tratti spietato e quasi catartico, come Zannoni. Sangue, violenza, ferocia sono normali componenti di una esistenza bestiale, che non prevede un’etica umana. Ma quando questa si insinua diventa dirompente. Man mano Archy acquista coscienza, man mano Solomon, il suo padrone, mostra un senso del divino e una consapevolezza della morte che certo non sono nella natura degli animali.
Attorno a loro solo istinto di sopravvivenza, paura, ignoranza, impulsività pura. Pochi gli incroci con il mondo dell’uomo, perché i protagonisti di Zannoni non guardano tanto in questa direzione, non commentano i gesti o le attività degli esseri umani - apprezzando e impossessandosi se possibile soprattutto dei loro manufatti -, ma si focalizzano sulla comunità animale, raccontandola dall’interno. Dell’uomo ambiscono ad acquisire una competenza fondamentale, vivifica e straordinaria: la scrittura.

Vincitore del Premio Campiello, del Bagutta Opera prima e del Premio Salerno Libro d’Europa, Zannoni ha esordito al meglio. Si intravedono tra le righe della sua narrazione alcune ingenuità, che certamente svaniranno nelle sue prossime opere. Per contro, leggiamo anche quell’entusiasmo, quella voglia di narrare che si trova solo negli esordi. L’esigenza di raccontare una storia originale e un po’ fuori dagli schemi e la grande spinta a farlo: una sollecitazione che travolge anche il lettore pagina dopo pagina.

Un piccolo neo che in questi giorni è stato sottolineato anche dalla rivista Shalom, magazine online della comunità ebraica di Roma: chiaro il riferimento Shakespeariano a Shylock, chiara la necessità di caratterizzare in modo deciso un personaggio, ma perché chiamare ancora una volta l’avido e spietato strozzino – che nel corso della storia rivela una certa spiritualità ma rimane comunque crudele, feroce, inesorabile - con un connotatissimo cognome ebraico come Solomon? Non sarebbe opportuno uscire finalmente da questi schemi che continuano a portare avanti una immagine tanto obsoleta quanto negativa dell’ebraismo?

"Tutta la mia rabbia era sbiadita insieme allo sconforto. Il mio viaggio era diventato un ricordo leggero, una storia terribile ma antica. Stringendo i fogli nella zampa, avvertii il loro peso, era cambiato per sempre. Avevo intrappolato la mia prigione nella carta".

Bernardo Zannoni è nato e vive a Sarzana. Con I miei stupidi intenti (Sellerio 2021), il suo primo romanzo, ha vinto il premio Campiello 2022. «Non me l’aspettavo, questa è la mia opera prima e ho già fatto un casino» - ha dichiarato lo scrittore - «Ho cominciato a ventuno anni, poi ho interrotto e quindi ripreso questa storia ambientata in un bosco dove gli animali si comportano come uomini. Volevo fare un romanzo su una volpe, le faine sono un po' come le volpi, ma meno conosciute e così ho pensato: "perché non una faina?" È più originale...

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