Sanguina ancora
0 1
Libri Moderni

Nori, Paolo

Sanguina ancora

Abstract: Tutto comincia con "Delitto e castigo", un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un'avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. "Sanguino ancora. Perché?" si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall'altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol', aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della "città più astratta e premeditata del globo terracqueo", giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo ("Abbiate dei figli! Non c'è al mondo felicità più grande", è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po' gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?


Titolo e contributi: Sanguina ancora : romanzo : l'incredibile vita di Fëdor Michajlovic Dostoevskij / Paolo Nori

Pubblicazione: Milano : Mondadori, 2021

Descrizione fisica: 286 p. ; 23 cm

Serie: Scrittori italiani e stranieri

ISBN: 9788804722557

EAN: 9788804722557

Data:2021

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Soggetti:

Classi: 853.914 NARRATIVA ITALIANA. 1945-1999 (0) Biografico <genere fiction> (0) Storico <genere fiction> (0)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2021
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 8 copie, di cui 1 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Vicopisano 853 NOR 3 0030-28469 Su scaffale Disponibile
San Miniato, Mario Luzi NAD 853.91 NOR DOS SM038-61806 In prestito 30/05/2024
Volterra 853.914 NOR 0150-20207 Su scaffale Disponibile
Pisa SMS 891.7 DOST Nor 0250-82825 Su scaffale Disponibile
Calcinaia 853.9 NOR CAL 0120-21593 Su scaffale Disponibile
Crespina Narrativa adulti 853.92 NOR san 0090-407439 Su scaffale Disponibile
Pomarance 853.92 NOR 0140-14402 Su scaffale Disponibile
Pisa, ITE Pacinotti 853.914 NORIP 0920-202130 Su scaffale Disponibile
Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Sanguina ancora la ferita di Paolo Nori, e la nostra. Sanguina ancora la ferita di chi, raggiunto ai fianchi da una pagina di Dostoevskij, non ha saputo né voluto sanarla. Siamo rimasti lì, a contemplare il rosso che cola, a sopportare e ammirare l’energia che sprigiona.

“Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij”, edito da Mondadori, è il libro che Nori, laureato in letteratura russa, scrittore di romanzi e saggi, traduttore e curatore di opere di autori russi, dedica al mostro sacro della letteratura mondiale. Se è vero che l’incipit è tutto o quasi, annuncia tutto o quasi, di un libro, quello di Nori scandisce una domanda, La domanda: “Che senso ha, oggi, nel 2021, leggere Dostoevskij?”.

Che senso ha oggi, a duecento anni dalla nascita, continuare a farsi colpire, a vedere quel sangue sgorgare da una ferita costretta a restare perennemente aperta?

È La domanda che ricorre di fronte a un classico, ma se un classico è contemporaneo, capace di vivere e di attraversare i tempi, resistendo all’usura del tempo, vuol dire che non smette di darci e di dirci, vuol dire che le sue intuizioni, la sua lettura dell’umano, dell’inquieto vincolo dell’umano, delle tante irrisolte contraddizioni dell’umano (se sei sano o malato, forte o debole, socialista o zarista, credente o ateo), aderiscono al tempo passato come a quello presente, al sottosuolo dell’anima di ieri e di oggi, risultando vero sempre, eterno sempre.

Il classico è destinato a sopravviverci, ad andare oltre le nostre povere vite e la sua povera e tremebonda vita, com’è stata quella di Dostoevskij, ingegnere senza vocazione, giocatore incallito e perdente, come tutti i giocatori, aspirante rivoluzionario, scrittore sublime.

La risposta di Nori, alla domanda, è magnifica poiché risponde domandando ulteriormente:

“Uno scrittore russo, Vasilij Rozanov, descrive Dostoevskij come un arciere nel deserto con una faretra piena di frecce che, se ti colpiscono, esce il sangue. Ecco io, la prima reazione che ho avuto, quando ho capito di cosa parlava Dostoevskij in ‘Delitto e castigo’, quando Raskol’nikov, il protagonista, si chiede: ‘Ma io, sono come un insetto o sono come Napoleone?’, ecco quella domanda, io quindicenne, me la sono rivolta anch’io: ‘Ma io’ mi son chiesto ‘sono come un insetto o sono come Napoleone?’.

E ho avuto, me lo ricordo perfettamente, la sensazione che quella cosa che avevo in mano, quel libro pubblicato centododici anni prima a tremila chilometri di distanza, mi avesse aperto una ferita che non avrebbe smesso tanto presto di sanguinare. Avevo ragione. Sanguina ancora. Perché?”.

La risposta, ovviamente, è nel libro, nel ripercorrere come si diventa, o si nasce, Dostoevskij, come si vive una vita complicatissima, come si viene condannati ed esiliati, come si scrive, come si scrive per vivere, come si muore di enfisema polmonare. Chiude Nori: “Pochi mesi dopo il discorso moscovita, il 28 gennaio del 1881, alle 8 e 36 di sera, Dostoevskij muore di enfisema polmonare. Se andate al museo Dostoevskij, in vicolo dei Fabbri, a Pietroburgo, vedrete una scatola di tabacco della ditta Laferm, con su scritto, a matita: ’28 gennaio 1881. Oggi è morto il babbo’. È la grafia della figlia Ljubov’, che allora aveva undici anni”.

È dal 1881 che la ferita sanguina, perché l’uomo Dostoevskij, racconta Nori, è così simile a noi, ma la sua scrittura così diversa dalla nostra e da tutti gli altri, così profonda, così inchiodante, così vera. “Oh, non fatemi un monumento! Non fatemelo! Non mi occorrono monumenti! Nei vostri cuori erigetemi un monumento, ma non occorre nulla di più, non occorre, non occorre!”, fa dire Dostoevskij a Fomà Fomìč nel “Villaggio di Stepànčikovo”.

Qualcosa di molto simile scrive Gogol’ nell’introduzione ai “Brani scelti dalla corrispondenza con gli amici”: “Chi, dopo la mia morte, si eleverà con lo spirito più in alto di quel che era durante la mia vita, dimostrerà di avermi veramente amato e di essermi stato amico e con ciò solo mi erigerà un monumento”.

A noi, che siamo capaci di elevarci con lo spirito soltanto leggendo Dostoevskij, non resta che erigergli monumenti leggendolo e rileggendolo, accettando la gioia e il dolore per quella ferita, la ferita di Nori e la nostra, che sanguina ancora.

Se è vero che l’incipit è tutto o quasi di un libro, quello di Paolo Nori scandisce una domanda: “Che senso ha nel 2021 leggerlo?”

Condividi il titolo
Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.